GLI EFFETTI CLIMATICI COSTRINGONO A RIPENSARE LE INFRASTRUTTURE

L’Italia sta cambiando il modo di programmare e realizzare le infrastrutture, per fronteggiare la crisi climatica e beneficiare dell’innovazione tecnologica e dei materiali. È partendo da questo obiettivo che la Commissione di studio, istituita l’anno scorso dal  in coerenza con il “Green Deal europeo” e gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’Onu, ha elaborato il Rapporto “Cambiamenti climatici, infrastrutture e mobilità”.

Per gli esperi, il cambiamento climatico è diventato ormai una sfide vitale per il futuro del nostro pianeta e per contrastarlo è necessario un forte coordinamento delle politiche, sia a livello nazionale sia internazionale, insieme ad un cambiamento negli stili di vita di ampie fasce della popolazione, specialmente di quella che vive nei paesi sviluppati.

L’infrastruttura autostradale e ferroviaria italiana è al di sotto della media UE

L’Italia presenta, in termini quantitativi, una dotazione infrastrutturale di autostrade e ferrovie, al di sotto di quella dei principali paesi UE ad essa paragonabili per dimensioni fisiche del territorio, come Germania, Spagna e Francia, mentre appare comparabile con gli altri paesi per quanto riguarda aeroporti e porti. Gran parte del divario tra l’Italia e gli altri paesi è ascrivibile al forte ritardo infrastrutturale delle regioni meridionali. La scelta di colmare questo ritardo attraverso una strategia di infrastrutture e mobilità sostenibili e resilienti al cambiamento climatico, oltre che in grado di contribuire a ridurre le emissioni di gas serra, costituisce una grande opportunità per il rilancio economico del Paese.

 L’impatto del cambiamento climatico si manifesta in modo diverso a seconda delle regioni

Secondo la Commissione guidata dal Professor Carlo Carraro, ordinario di Economia Ambientale all’Università Ca’ Foscari di Venezia, gli impatti negativi dei cambiamenti climatici stanno già manifestandosi in modo differenziato nelle diverse regioni italiane, con un aumento considerevole di eventi estremi, come alluvioni, siccità, bombe d’acqua e di calore, che mettono a rischio i sistemi infrastrutturali e di trasporto, determinando in futuro forti disuguaglianze economiche e sociali tra le diverse aree del Paese.

E’ necessario mettere in campo misure di mitigazione e adattamento basate su innovazioni di tipo strutturale e tecnologico, come sistemi di drenaggio, di copertura stradale con asfalto drenante, maggiore cura degli ecosistemi con la riqualificazione idro-morfologica degli alvei fluviali, potenziamento del verde per la riduzione del calore in ambito urbano, insieme a investimenti nella conoscenza, attraverso la raccolta e l’elaborazione di dati, modelli e previsioni per valutare i rischi e migliorare le politiche.

Quanto alle infrastrutture per la logistica, gli esperti suggerisco lo sviluppo di sistemi di distribuzione resilienti agli imprevisti legati alla crisi climatica puntando sulla sicurezza dell’approvvigionamento piuttosto che sulla tempestività.

La de-carbonizzazione passa attraverso interventi strutturali

In materi di de-carbonizzazione, gli esperti ritengono che interventi strutturali di mitigazione delle emissioni inquinanti, soprattutto nei sistemi di trasporto di persone e merci, favoriscano la transizione verso un trasporto sostenibile migliorando l’efficienza energetica dei veicoli.

Lo sviluppo del sistema ferroviario, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, i sistemi informatici di comunicazione assumono ruoli centrali in questa trasformazione.

In tal senso è necessario mettere in campo investimenti indirizzati verso l’estensione delle metropolitane e delle reti tranviarie, l’ampliamento dell’Alta velocità, il miglioramento delle reti ferroviarie regionali, il potenziamento del trasporto pubblico locale a basse emissioni, la realizzazione di piste ciclabili nelle città e lo sviluppo della rete di ricariche elettriche.

Altro ruolo strategico è svolto dalle politiche per agevolare la transizione ecologica, che dovranno puntare a disincentivare l’uso dei mezzi inquinanti e spingere, attraverso sussidi o politiche fiscali, verso una mobilità sostenibile, con una differenziazione delle tariffe dei servizi di trasporto sulla base delle emissioni, il rafforzamento del “green public procurement” e la parziale de-tassazione degli investimenti sostenibili certificati.

 Siamo in prima linea nella lotta al cambiamento climatico

In questa “rivoluzione green” il nostro Paese è già in prima linea e si prepara a mettere in campo sforzi notevoli per accelerare la transizione energetica ed ecologica. Negli ultimi anni, il Governo ha rafforzato il posizionamento dell’Italia rispetto gli impegni sottoscritti, a livello globale e comunitario.

La volontà politica di giocare un ruolo da protagonista è emersa anche nel corso dell’ultimo G20, a guida italiana, che ha posto al centro dei negoziati temi quali l’economia circolare e la transizione energetica.

Sviluppare una strategia nazionale green inclusiva e multi-disciplinare

È quindi importante sviluppare una strategia nazionale e una tempistica degli interventi infrastrutturali e delle politiche incentivanti, fiscali o regolatorie che coniughi il rispetto del processo di de-carbonizzazione UE con il suo obiettivo intermedio al 2030, le risorse finanziarie e tecnologiche disponibili, lo sviluppo delle capacità industriali e gestionali, i costi e i benefici presenti e futuri degli interventi, e la protezione delle fasce più deboli della popolazione e delle imprese.

Una tale strategia deve dare priorità agli interventi che offrono già oggi la migliore prospettiva di abbattimento delle emissioni e al tempo stesso comportino un elevato miglioramento dell’efficienza energetica del sistema, raggiungibile nel breve periodo con l’introduzione di energie rinnovabili, comunque indispensabile in tempi brevi.

Il rilancio del Paese in chiave “green”, infine deve considerare la velocità di penetrazione delle nuove tecnologie e la disponibilità di catene di valore che comportino un ritorno di crescita economica, occupazione e posizionamento internazionale della nostra economia, nonché di qualità della vita sociale.

F. C.