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DIS, CYBERSECURITY: I PASSI AVANTI DELL’ITALIA

L’Italia, insieme a Germania e Gran Bretagna, è nel gruppo di testa degli Stati membri UE che hanno concretamente dato seguito agli adempimenti della cosiddetta Direttiva NIS, lo strumento dell’Unione che ha definito le misure necessarie a conseguire un più elevato livello di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi in Europa.

Come richiesto dal provvedimento, le Autorità competenti italiane hanno tempestivamente identificato gli Operatori di servizi essenziali – OSE per ciascuno dei settori previsti dalla Direttiva (energia, trasporti, bancario, infrastrutture dei mercati finanziari, sanitario, fornitura e distribuzione di acqua potabile e infrastrutture digitali): si tratta di un totale di 465 realtà, tra pubbliche e private.

Parallelamente, ci si è attivati anche sulle misure che gli OSE dovranno adottare per la gestione dei rischi e sulle modalità con cui valutarne la compliance: un aspetto, quello di adeguamento alle norme, che fa davvero fare un salto di qualità alla cultura della sicurezza cibernetica.

I prossimi step prevedono che entro il 31 gennaio le Autorità competenti comunichino alle organizzazioni identificate di essere state inquadrate quale “OSE nazionale”.

Il processo di identificazione avrà carattere periodico e sarà ripetuto quando necessario e comunque ogni due anni, in modo da fotografare in maniera autentica l’emergere di eventuali nuove realtà OSE e far sì che tale identificazione individui correttamente i ‘gangli vitali’ del Paese .

Quello appena concluso dall’Italia è un passaggio fondamentale per garantire quell’ecosistema cyber previsto dalla Direttiva UE che trova snodi fondamentali anche nello CSIRT – Computer Security Incident Response Team, istituito presso la Presidenza del Consiglio ed attualmente operante come coordinamento tra CERT-Nazionale e CERT-PA, e nel Punto di contatto unico, individuato all’interno del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza – DIS.

“Più specificatamente il primo sarà responsabile per il monitoraggio, la gestione e l’analisi dinamica degli incidenti cibernetici, e per la diffusione di allerta e divulgazione di informazioni; mentre il secondo è chiamato ad operare su due fronti: a livello nazionale, per coordinare le questioni relative alla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi, e a livello UE per garantire la cooperazione transfrontaliera delle Autorità competenti italiane con quelle degli altri Stati membri e la partecipazione al Gruppo di cooperazione NIS – si legge nella nota diffusa da Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica -. “Sull’onda dell’iniziativa europea il Sistema Paese si sta dunque strutturando per essere più resiliente rispetto a minacce che già oggi insidiano la sicurezza nazionale e la crescita dell’Italia”.

Non va, infatti, dimenticato che gli sviluppi tecnologici attesi nel prossimo futuro sono per certi versi destinati a moltiplicare pericolosità ed impatto. Il grande merito della Direttiva NIS, ed il parametro su cui andrà misurata l’efficacia degli interventi previsti, è del resto quello di aver innescato, in tutti i Paesi membri, uno sviluppo che, prima che tecnico ed ordinamentale, è soprattutto di natura culturale, dando vita ad un’architettura europea di cybersecurity che rende concreti alcuni dei principi cardine attorno a cui ruota la Strategia Nazionale in materia: approccio coordinato, aumento della consapevolezza, partnership pubblico-privato.