MM: BILANCIO POSITIVO DALLA SPEDIZIONE POLARE “HIGH NORTH 2018”

Il 24 luglio scorso, con l’arrivo a Tromso (Norvegia), è terminata ufficialmente la missione oltre il Circolo Polare Artico, della nave polivalente di ricerca Alliance a favore dell’Istituto Idrografico della Marina Militare e il coinvolgimento anche del NATO Centre for Maritime Research and Experimentation (STO-CMRE), e dei principali enti di ricerca nazionali (CNR, ENEA, OGS, INGV, ERI), internazionali (Università della Sorbona di Parigi e Norwegian FFI) e rappresentanti dell’industria nazionale (e-GEOS e IDS Ingegneria Dei Sistemi S.p.a.).

Sono stati circa 16 i giorni di missione per i protagonisti di quest’avventura (come già anticipato da Spazio-News magazine con l’articolo MM: ALLIANCE TERMINA LA CAMPAGNA DI RICERCA “HIGH NORTH 18”) che hanno navigato a bordo dell’Alliance in zone di mare mai “esplorate”, giungendo sino allo Yermak Plateau (Nord Ovest delle Isole Svalbard).

Mai come in questi ultimi anni l’area polare artica è di fondamentale importanza dal punto di vista ambientale, socio economico e geopolitico. Pertanto la Marina Militare nel 2018, per la seconda volta in un anno, ha garantito la sua presenza in tale area, conducendo due importanti campagne scientifiche (NSF 2018 e High North 2018).

D’altronde la storia dell’Italia nell’Artico è centenaria. Infatti già il comandante Nobile con il dirigibile Italia, nel lontano 1918, ha esplorato l’estremo Nord. Risale invece al 1928 la prima spedizione in Artico della nave Idrografica “Città di Milano”, comandata dal capitano di fregata Romagna Manoia, che ha permesso la produzione di carte per la navigazione dell’area (documenti mantenuti in vigore fino al 1968 dall’Istituto Idrografico della Marina, ove sono ancora consultabili), e risale al 1931 (periodo Agosto – Settembre) la spedizione polare del sommergibile Nautilus.

La spedizione polare “High North 18”, condotta da nave Alliance al comando del capitano di fregata Daniele Cantù, con il coordinamento del capo missione (capitano di vascello Massimiliano Nannini) e 46 membri dell’equipaggio è stata svolta con il supporto di un gruppo di lavoro costituito da 23 ricercatori, coordinati dall’Istituto Idrografico della Marina e, in particolare, dalla Prof.ssa Roberta Ivaldi (Scientist in Charge).

La missione si è svolta nel periodo dall’08 al 24 Luglio ed è entrata nel vivo dal 16 Luglio 2018: infatti, dopo aver condotto più di 120 ore di attività scientifica nell’area a Nord – Ovest delle Isole Svalbard, in tale data dalla plancia della nave si sono avvistati i primi ghiacciai alla deriva, alla latitudine di 81°20’N.

Attraverso un’attenta pianificazione ed una scrupolosa navigazione tra i ghiacci, l’unità si è diretta ulteriormente verso Nord – Est per cercare di distinguere la calotta polare artica, fino a spingersi alla latitudine massima di 81°50’N, ad una distanza di poco superiore ai 900 km dal Polo Nord geografico. In questo frangente l’unità ha condotto un’attività di ricerca mirata, attraverso l’impiego di sensori autonomi e non, al fine di effettuare rilievi acustici di rumore ambientale, raramente misurati in quest’area.

L’attività High North 18 si inserisce in un contesto più ampio che vede la Marina Militare, da oramai due anni, partecipare attivamente, con il Direttore dell’Istituto Idrografico, al tavolo artico, fornendo il supporto specialistico richiesto ed assicurando la rappresentanza del Paese, su delega del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – MAECI, al gruppo di lavoro EPPR – Emergency Prevention, Preparedness and Response dell’Artic Council.

La Campagna “High North 2018” si inquadra nell’ambito delle attività complementari della Marina Militare, che con i propri assetti, risorse scientifiche, capacità tecnico/organizzative e condivisione di progetti, ha assunto un ruolo importante nel contesto delle attività svolte, oltre ad essere una peculiarità volta ad ampliarne il know how e l’orizzonte operativo della Forza Armata, attraverso la mappatura di fondali (fino ad oggi inesplorati) ai fini della sicurezza della navigazione in quelle acque. I dati batimetrici raccolti, infatti, serviranno all’aggiornamento dei dati batimetrici in possesso dell’IIM e alla costruzione di nuove carte dell’area.

 

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